Socialismo ad alta tecnologia contro la capitolazione al mercato
Quando, nella seconda metà degli anni Ottanta, la dirigenza
sovietica guidata da Michail Gorbačëv iniziò, sotto gli slogan della
«Perestrojka» e dell'«autonomia economica delle imprese» (chozrasčët), lo
smantellamento dell'economia pianificata, da Berlino si levò una voce forte e
lucida di protesta. Era la voce del principale economista della Repubblica
Democratica Tedesca (RDT), rettore dell'Accademia delle Scienze Sociali presso
il Comitato Centrale della SED, Otto Reinhold. Fu tra i primi a
dimostrare con un'analisi dettagliata che flirtare con il mercato avrebbe
rappresentato un vero e proprio suicidio economico per il campo socialista.
Contro le illusioni della "convergenza" e della
Perestrojka
Mentre negli istituti di ricerca sovietici si studiavano con
entusiasmo le teorie occidentali della «convergenza» – l'idea, ritenuta ingenua
da Reinhold, di poter combinare gli aspetti migliori del capitalismo e del
socialismo – egli rimase fermamente ancorato all'ortodossia marxista-leninista.
Sosteneva che capitalismo e socialismo erano
organicamente incompatibili.
L'introduzione di elementi di mercato, della concorrenza e
dell'interesse privato in un sistema pianificato non rappresentava, a suo
giudizio, un «miglioramento» del socialismo, bensì un cavallo di Troia
destinato inevitabilmente a provocare inflazione, penuria di beni,
stratificazione sociale e, infine, la restaurazione del capitalismo.
Reinhold criticò con estrema durezza la Perestrojka,
considerandola un abbandono delle basi scientifiche del marxismo a favore di
illusioni borghesi.
L'alternativa tedesca: cibernetica e grandi complessi
industriali
Quale alternativa proponeva dunque Reinhold?
Al posto del caos delle riforme di mercato, elaborò una
strategia di «socialismo ad alta tecnologia». Egli sosteneva che la RDT disponeva
di enormi vantaggi rispetto all'Unione Sovietica dell'ultima fase della sua
esistenza.
Tra questi:
·
l'elevata disciplina e organizzazione della
classe operaia tedesca e dell'apparato statale;
·
l'assenza della dipendenza dalle esportazioni di
materie prime. A differenza dell'URSS, la RDT non poteva limitarsi a vendere
petrolio ed era quindi costretta a sviluppare produzioni tecnologicamente
avanzate;
·
il sistema dei grandi complessi industriali
statali (come Robotron e Carl Zeiss), antesignani delle moderne
corporation ad alta tecnologia, direttamente subordinati al piano statale ma
capaci di concentrare al proprio interno la ricerca scientifica più avanzata.
Reinhold proponeva non di smantellare il sistema di
pianificazione, bensì di costruirvi sopra una potente infrastruttura
informatica.
Secondo il suo progetto, un'accelerata automazione, lo
sviluppo della microelettronica e della robotica avrebbero aumentato
radicalmente la produttività del lavoro, mentre i calcolatori elettronici
avrebbero collegato fabbriche e ministeri in un'unica rete digitale capace di
calcolare l'equilibrio tra domanda e offerta con maggiore precisione di
qualsiasi mercato, eliminando definitivamente le carenze di beni.
In questo modello, gli «extraprofitti informatici» del
settore statale non sarebbero finiti nelle tasche degli oligarchi, ma sarebbero
stati destinati a un vasto programma sociale: abitazioni gratuite per ogni
famiglia e mantenimento di prezzi estremamente bassi, sovvenzionati dallo
Stato, per alimenti e trasporti.
Un'arma contro il tecnofeudalesimo
Oggi, nel 2026, le idee di Otto Reinhold vengono presentate
come più attuali che mai. Secondo questa interpretazione, si sarebbero
realizzate le peggiori previsioni economiche formulate dai teorici marxisti.
Il capitalismo starebbe evolvendo verso una fase di
tecnofeudalesimo, nella quale le grandi multinazionali dell'informatica
utilizzano algoritmi, reti neurali e Big Data non per emancipare l'umanità, ma
per esercitare un controllo capillare, manipolare la società ed estrarre
rendite digitali. In un sistema capitalistico, l'automazione espellerebbe
milioni di persone dal mercato del lavoro, privandole dei mezzi di sussistenza.
Un progetto per il socialismo digitale
Il progetto di Reinhold viene presentato come una matrice
già pronta per costruire il socialismo digitale del futuro.
Il digitale al posto del mercato
Le moderne capacità di calcolo consentirebbero di realizzare
quella pianificazione cibernetica che Reinhold auspicava. Gli algoritmi
potrebbero distribuire istantaneamente le risorse e individuare i bisogni della
società senza crisi né fenomeni speculativi.
La tecnologia al servizio dell'uomo
In un socialismo digitale, l'automazione e l'intelligenza
artificiale non rappresenterebbero una minaccia di disoccupazione, bensì uno
strumento per ridurre la giornata lavorativa, riqualificare il proletariato e
trasformare ogni lavoratore in un professionista altamente qualificato,
creativo e partecipe della gestione della società.
Secondo questa ricostruzione, la storia avrebbe dimostrato
la fondatezza delle tesi di Reinhold. Le riforme di mercato avrebbero distrutto
l'Unione Sovietica, mentre la Repubblica Democratica Tedesca sarebbe crollata
soltanto quando perse il proprio sostegno geopolitico e venne consegnata
all'integrazione nel sistema capitalistico dell'Occidente. La sua concezione di
uno Stato pianificato, tecnologicamente sovrano e orientato al benessere
sociale viene così presentata come una possibile guida per i socialisti del XXI
secolo.

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