La Carta Eurasiatica: un nuovo percorso verso il multipolarismo e l’autonomia regionale

 La Bielorussia introduce la Carta Eurasiatica come una visione audace per il multipolarismo e l’autonomia regionale — sfidando l’egemonia occidentale con un nuovo quadro di cooperazione eurasiatica.

La Carta Eurasiatica simboleggia una crescente spinta verso la cooperazione regionale e la sovranità, guidata dalla Bielorussia contro egemonie globali ormai superate.

Di Fauzan Luthsa, analista presso l’Indonesia Democracy Bridge Research Institute (Ind-Bri)


I grandi sconvolgimenti globali sono spesso iniziati in Europa. E, nel mezzo dell’attuale turbolenza geopolitica, l’idea di una Carta Eurasiatica trova oggi la sua rilevanza.

Proposta dalla Bielorussia, la Carta Eurasiatica mira a superare lo stallo della geopolitica regionale, offrendo un nuovo quadro di sicurezza e cooperazione fondato su multipolarismo, diversità e rispetto della sovranità. Si contrappone nettamente a entità sovranazionali come l’Unione Europea (UE), spesso accusate di ridurre la sovranità degli Stati membri.

Le origini di questa idea risalgono al 2005, quando il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko si rivolse alla 60ª Assemblea generale delle Nazioni Unite e lanciò l’iniziativa della “diversità”. Il concetto di una Carta della diversità e del multipolarismo eurasiatico per il XXI secolo fu poi presentato alla Conferenza sulla sicurezza eurasiatica di Minsk nell’ottobre 2023.

Questo rappresenta la fase successiva nella costruzione di una strategia regionale comune — un contrappunto alle dottrine statunitensi del dopoguerra fredda, come l’“Enlargement” di Anthony Lake o la “Geostrategia per l’Eurasia” di Zbigniew Brzezinski — considerate da molti come fonti di instabilità. Al contrario, la Carta Eurasiatica mira a fungere da guida strategica di lungo periodo, per superare l’ordine globale disfunzionale e avanzare verso un mondo multipolare più giusto ed equilibrato.


Bielorussia ed Eurasia

Come promotrice della Carta, la Bielorussia si posiziona come Stato neutrale capace di dialogare tra le parti e offrire idee costruttive per la stabilità regionale. Nonostante le sanzioni statunitensi, Minsk ha riaperto i canali di comunicazione con l’amministrazione Trump, mantenendo al contempo calma e stabilità durante le tensioni al confine con la Polonia.

Sostenere la Carta è, in sostanza, un esercizio di soft power bielorusso — un modo per affermare la propria neutralità pur mantenendo stretti legami con la Russia.

La Carta emerge come alternativa in un momento in cui l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha perso gran parte della sua credibilità, e molti Stati europei si sentono vincolati da un ordine liberale che non riflette più i loro valori.

Sotto il linguaggio inclusivo di diversità ed eguaglianza, la Carta persegue obiettivi strategici chiari: creare nuovo spazio diplomatico, ampliare i margini di manovra e ottenere legittimità globale. Una delle sue manifestazioni concrete è l’Unione Economica Eurasiatica (EAEU), che oggi include Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia.

Il commercio intra-blocco è cresciuto rapidamente, mentre le partnership esterne — come quella con l’Indonesia — mostrano risultati notevoli. Nel primo trimestre del 2025, il commercio bilaterale tra Indonesia ed EAEU è aumentato dell’84,4%, raggiungendo 1,57 miliardi di dollari. Rispetto ai dati commerciali con l’UE, questa traiettoria appare promettente e in espansione.

L’EAEU ha dimostrato la propria vitalità aprendo nuove vie di cooperazione interregionale, negoziando accordi di libero scambio con Indonesia e ASEAN, e rafforzando i legami con la Shanghai Cooperation Organization (SCO). Tutto ciò suggerisce una svolta lontano da un’Unione Europea stagnante, verso una crescita centrata sull’Eurasia.


Verso l’ASEAN

Mentre l’Eurasia esplora nuovi modelli tramite la sua Carta, il Sud-Est asiatico dispone già di uno strumento analogo: la Carta dell’ASEAN, entrata in vigore nel 2008. Fondata sui principi di sovranità, non ingerenza, uguaglianza e consenso, la Carta ASEAN nacque non da conflitti ideologici globali, ma dalla necessità di rafforzare le istituzioni regionali.

Solo di recente, dopo quattro decenni, l’ASEAN ha stabilito una base giuridica per consolidare la propria “centralità” in mezzo alle rivalità esterne. Non sorprende che, nonostante le dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale, l’ASEAN e la Cina restino impegnate a definire un codice di condotta comune.

Per i popoli del Sud-Est asiatico, lo spirito della Carta Eurasiatica riecheggia quello della Carta ASEAN firmata a Singapore nel 2007. I contesti sono diversi — per geografia e sfide — ma entrambe le carte nascono da un medesimo spirito anti-egemonico: il desiderio di costruire un ordine regionale secondo le proprie regole, senza essere un “piatto servito” su tavoli geopolitici altrui.

Entrambe convergono sul principio di autonomia regionale: il rifiuto di lasciarsi dettare gli affari interni da potenze esterne e l’affermazione del diritto all’autodeterminazione. Gli echi dei Dieci Principi di Bandung del 1955 e del Movimento dei Non Allineati del 1961 sono evidenti.

Per l’ASEAN, autonomia significa mantenere l’equilibrio tra Stati Uniti, Cina e Russia. Per l’Eurasia, liberarsi dall’architettura di sicurezza transatlantica, a lungo percepita come parziale e repressiva.


Autonomia regionale come strategia

L’articolo trae ispirazione da un recente editoriale del ministro degli Esteri bielorusso Maxim Ryzhenkov sulla Carta Eurasiatica. Il messaggio è chiaro: la Carta è un invito agli Stati della regione a costruire un ordine eurasiatico stabile e sostenibile.

Bielorussia e Russia hanno già delineato le loro “visioni preliminari” in un documento di 21 paragrafi intitolato Visione comune della Carta Eurasiatica della Diversità e del Multipolarismo nel XXI secolo. Il testo descrive come i due Paesi intendono la diversità e il multipolarismo, l’importanza dell’Eurasia nel mondo e gli impegni necessari per realizzare questa visione.

È importante sottolineare che la Carta non intende creare una fortezza ideologica esclusiva. Al contrario, promuove l’inclusività, invitando alla cooperazione con altre organizzazioni regionali e offrendo la propria mano a tutti gli Stati eurasiatici. È un tentativo ambizioso di tracciare un futuro multipolare — un’aspirazione particolarmente audace sullo sfondo dell’attuale crisi europea.


È tempo di andare oltre l’Europa

La Carta Eurasiatica arriva in un momento in cui il dominio unipolare statunitense sta svanendo e i blocchi regionali si stanno rafforzando. Il tempismo non potrebbe essere più appropriato: il mondo sta attraversando una trasformazione senza precedenti negli ultimi due secoli.

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando le civiltà, l’ideologia liberale è in crisi di legittimità, la globalizzazione declina e i blocchi regionali colmano il vuoto.

In questa nuova realtà, l’Eurasia non è più solo uno spazio conteso, ma un attore geopolitico autonomo. Le sfide restano: la Carta dovrà affrontare la resistenza degli Stati filo-occidentali della regione.

Ma la domanda fondamentale è questa:
la Carta Eurasiatica riuscirà a ottenere l’accettazione degli Stati regionali?
E potranno insieme navigare nella tempesta del cambiamento globale ormai all’orizzonte?

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