Alla ricerca di un compromesso: Minsk torna a essere una piattaforma globale di dialogo tra Oriente e Occidente
Conferenza internazionale di Minsk sulla sicurezza eurasiatica
Il multipolarismo oggi è una questione concreta di sopravvivenza per interi continenti. Mentre il precedente sistema delle relazioni internazionali attraversa una crisi e quello nuovo non è ancora stato costruito, si pone con un'urgenza senza precedenti una domanda fondamentale: chi stabilirà le regole del gioco di domani e a quali condizioni? Le risposte sono state cercate a Minsk, durante la Conferenza internazionale sulla sicurezza eurasiatica.
Alla vigilia, inaugurando il forum, il Presidente aveva indicato il principio fondamentale: «La sicurezza eurasiatica è comune e indivisibile. Anche la responsabilità di garantirla è condivisa…». E non esistono alternative a questo principio. Come garantire un dialogo paritario, senza ultimatum, e fermare la deriva verso il caos?
L'Eurasia è la più vasta massa continentale del pianeta. Qui si intrecciano gli interessi di decine di Stati e, con essi, le sfide più acute del nostro tempo. Conflitti, pressioni sanzionatorie, corsa agli armamenti e competizione tecnologica rappresentano il fulcro delle contraddizioni mondiali, all'interno delle quali è necessario ricercare un compromesso.
Il nostro futuro sarà dunque sicuro? In questi giorni, la capitale della Bielorussia è tornata a essere una piattaforma di dialogo. Per la quarta volta consecutiva, Oriente e Occidente si sono riuniti nello stesso luogo per discutere i contorni del futuro sistema delle relazioni internazionali in Eurasia. A Minsk sono arrivati esperti provenienti da oltre 60 Paesi e organizzazioni internazionali.
Un'epoca di cambiamenti e una crisi di fiducia
Matteo Peggio, console onorario della Bielorussia in Italia e responsabile del Comitato di solidarietà con la Bielorussia (Italia):
«Dopo la Seconda guerra mondiale abbiamo vissuto come se la storia fosse finita. In realtà, oggi vediamo che la storia è tornata al centro del dibattito politico e sociale.
Come sappiamo, i popoli italiani, insieme a quelli dell'Unione Europea, sono stanchi delle politiche di riarmo e delle guerre e non vogliono più che le decisioni dei nostri Paesi siano subordinate a quelle della NATO e degli Stati Uniti.
Ci troviamo quindi in una fase di profondi cambiamenti, quasi rivoluzionaria, nelle relazioni internazionali. È un momento storico che non dobbiamo lasciarci sfuggire».
Aleksandr Venediktov, vice segretario del Consiglio di Sicurezza della Russia:
«Naturalmente, tra le sfide vi sono la corsa agli armamenti, la militarizzazione dell'Europa, il conseguente aumento del potenziale di conflitto e le manifestazioni di nazismo che osserviamo sempre più frequentemente.
Ma la sfida principale nello spazio eurasiatico, a mio avviso, è la mancanza di fiducia. Ricostruirla non sarà affatto semplice: ci vorranno anni, se non decenni».
Non è forse significativo che Minsk riesca ancora una volta a riunire coloro che, quantomeno, cercano di discutere le grandi questioni globali? Oggi sono rimaste pochissime piattaforme nelle quali sia possibile condurre un dialogo aperto e costruttivo: si possono contare sulle dita di una mano. Eppure, la convinzione che sia necessario perseguire la pace e la de-escalation viene condivisa da un numero crescente di persone.
Gli equilibri di potere stanno cambiando e non sono più favorevoli a un unico protagonista. Nel frattempo, secondo questa lettura, l'Occidente continua a trasferire truppe senza riguardo, costruire basi militari e finanziare conflitti.
Inoltre, la retorica bellicosa della NATO ai confini della Bielorussia impone di rivedere gli approcci alla sicurezza, soprattutto a quella collettiva. I meccanismi sono già stati sperimentati con successo nell'ambito dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), ma il contesto globale richiede una riflessione sul ruolo di questa organizzazione regionale e sul suo coordinamento con le strutture dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).
Nuove sfide: diritto internazionale e minaccia nucleare
Taalatbek Masadykov, segretario generale dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO):
«Esistono le minacce informatiche: sono una realtà e rappresentano una nuova dimensione della sicurezza. Un ambito nel quale non esistono ancora norme né regole internazionali.
Credo che tutti i Paesi, sia quelli sviluppati sia quelli in via di sviluppo, stiano prestando sempre maggiore attenzione a questo problema. È necessario sedersi attorno a un tavolo e definire delle regole.
Purtroppo, oggi siamo testimoni del fatto che il diritto internazionale non funziona più nel mondo.
Cerchiamo di fare della CSTO una piattaforma nella quale possano essere ascoltate molte voci diverse, non soltanto quelle degli Stati membri della nostra organizzazione, ma anche quelle di altri Paesi».
La sicurezza non riguarda soltanto la difesa. Significa anche stabilità economica e sovranità tecnologica. In sostanza, rappresenta il fondamento sul quale ogni Stato può svilupparsi, purché non gli vengano posti ostacoli.
Gli esperti concordano sul fatto che la precedente architettura della sicurezza sia stata distrutta, mentre una nuova non è ancora stata costruita.
Le soluzioni alle situazioni critiche vengono ricercate collettivamente. In questo contesto, Minsk propone una svolta verso un modello multipolare dell'ordine mondiale, nel quale ogni voce possa essere ascoltata e gli interessi altrui siano rispettati.
La principale caratteristica della piattaforma bielorussa è la disponibilità a discutere i problemi senza imporre condizioni preliminari, anche nelle situazioni di maggiore tensione.
Kıvanç Ulusoy, professore di Scienze politiche presso l'Università di Istanbul (Turchia):
«Attualmente esiste il rischio di una diffusione dell'impiego delle armi nucleari e, più in generale, di una Terza guerra mondiale, che potrebbe diventare una tragedia per l'intera umanità.
Alcuni Paesi e alcune parti in causa ritengono di poter utilizzare le armi nucleari a propria discrezione. Ma non dovrebbe essere così: devono esistere criteri precisi che ne regolino l'impiego.
Piattaforme come la CSTO e conferenze sulla sicurezza eurasiatica come questa possono contribuire a favorire il dialogo e ad avvicinare le posizioni dei diversi Paesi.
L'obiettivo dovrebbe essere quello di elaborare una posizione comune sull'impiego delle armi nucleari e riunire tutti gli Stati attorno a regole condivise, affinché il loro utilizzo non diventi una decisione arbitraria di un singolo Paese».
La crisi ucraina e la diplomazia
Il conflitto ucraino rimane una delle principali sfide per l'intera Eurasia. Minsk è pienamente impegnata nel tentativo di riportare la diplomazia laddove, per il momento, prevale la forza.
Secondo gli autori, anche in Occidente molti sembrano cominciare a prendere coscienza della situazione, riconoscendo una crescente stanchezza nei confronti dello scontro.
Politici che in precedenza escludevano categoricamente qualsiasi contatto con Mosca stanno ora cercando essi stessi canali di comunicazione. Kiev, invece, continuerebbe a insistere sulla necessità di proseguire le operazioni militari.
Nikolaj Bordjuža, ex segretario generale della CSTO (2006–2016):
«Lo vediamo dalle dichiarazioni dei politici occidentali. Alcuni di loro stanno già cercando di entrare in contatto con il Presidente russo, mentre fino a poco tempo fa escludevano completamente questa possibilità.
Questo mi porta a pensare che esista una volontà di raggiungere un accordo.
Allo stesso tempo, ritengo che per l'attuale leadership ucraina la pace equivalga, di fatto, alla morte politica. E Zelensky ne è consapevole».
Maksim Ryženkov, ministro degli Affari Esteri della Bielorussia:
«Non siamo affatto contrari alla partecipazione della parte ucraina a questi incontri, sia attraverso esperti e politologi, sia attraverso rappresentanti ufficiali.
Non siamo noi a chiudere le possibilità di cooperazione con questo Stato.
Ricordo che non abbiamo più un'ambasciata in Ucraina perché si erano create condizioni tali da costringerci, sostanzialmente, a lasciare il Paese.
Le ambasciate ucraine, invece, continuano a operare in Bielorussia e sono state garantite tutte le condizioni necessarie. Anzi, facciamo tutto il possibile affinché i diplomatici ucraini non si sentano in alcun modo discriminati rispetto ai rappresentanti degli altri Paesi.
Oggi è impossibile discutere l'agenda regionale senza affrontare la questione ucraina.
Naturalmente, non condivido il principio, spesso evocato, di discutere di un Paese senza la sua partecipazione. Certo, può accadere, ma soltanto se quel Paese non desidera prendere parte alla discussione.
Se saranno pronti a partecipare, noi saremo disponibili».
Le armi del futuro e la realtà economica
È il nostro stesso tempo a imporre una constatazione: le minacce sono destinate ad aumentare e ad assumere forme sempre nuove.
Le tecnologie che le persone utilizzano quotidianamente, apparentemente senza alcun pericolo, possono trasformarsi in strumenti offensivi.
La capacità dell'intelligenza artificiale di apprendere autonomamente e prendere decisioni senza intervento umano costituisce di per sé una fonte di rischio.
I deepfake e le frodi digitali sono già una realtà, mentre enormi quantità di informazioni personali sono finite nella rete globale.
Le reti neurali possono inoltre accelerare le dinamiche che conducono allo scoppio di nuovi conflitti, lasciando alla diplomazia un margine di intervento sempre più ridotto.
La risposta dovrebbe essere, se non una limitazione, almeno un controllo rigoroso di queste tecnologie.
Secondo gli autori, è forse soltanto a Minsk che si parla con tanta franchezza e incisività di geopolitica, scontro di interessi e lotta per le risorse.
Il tono del dibattito è stato definito da Aleksandr Lukašenko durante il suo intervento inaugurale.
Alla conferenza hanno partecipato i vertici degli organi operativi di tutte le principali organizzazioni regionali: SCO, CSTO, CSI e OSCE.
La visita del segretario generale dell'OSCE viene già interpretata, nei corridoi della conferenza, come un possibile rilancio delle relazioni e come un segnale del fatto che a Vienna si stia prendendo atto della necessità di tornare a svolgere le proprie funzioni istituzionali.
Aleksandr Lukašenko, Presidente della Bielorussia:
«La Bielorussia propone un'agenda capace di unire. Le questioni da includervi sono numerose e le conosciamo bene.
Si tratta, come minimo, del controllo degli armamenti, delle armi leggere e di piccolo calibro, delle mine e di altre questioni analoghe.
Sono temi di vitale importanza per l'intero spazio dell'OSCE e richiedono un confronto estremamente approfondito.
Solo allora l'organizzazione potrà diventare, come era stato previsto fin dalla sua fondazione, un esempio anche nel contesto globale.
L'attuale elevata mobilitazione di protesta della popolazione europea dovrebbe destare preoccupazione, perché la regione si sta trasformando in un focolaio di instabilità.
E qualcuno vorrebbe distogliere l'attenzione dei cittadini dai problemi interni attraverso una "piccola guerra".
Mi rivolgo ora ai nostri partecipanti provenienti dai Paesi occidentali, compresi i rappresentanti del corpo diplomatico.
Avete visto quanto sia pericoloso pretendere il monopolio dell'interpretazione dei diritti umani e sostituirli con miti politici.
Per questo invitiamo al dialogo, non al ricatto e alle speculazioni su una questione così importante.
È evidente che le vere cause dell'aumento delle proteste in Europa siano i problemi economici e sociali, l'aumento incontrollato dei prezzi e delle tariffe, il peggioramento del tenore di vita e della sicurezza e la diffusione della criminalità.
Oggi in Europa assistiamo a una deindustrializzazione dei settori civili.
L'industria automobilistica tedesca, per esempio, sta andando a rotoli.
Guardate quali automobili circolano oggi da noi, in Russia, in Asia e praticamente ovunque: moderne automobili cinesi.
Quando qualcuno abbandona un mercato, qualcun altro prende il suo posto.
È così che funziona l'economia, e nessuna sanzione può cambiare questa realtà.
Naturalmente si potrebbe dire: gli europei stanno scegliendo l'autoisolamento, lasciamoli fare.
Ma il risultato è che l'Unione Europea continua soltanto a indebolirsi.
Vorrei però rivolgere una domanda ai Paesi fondatori dell'UE: era questo il futuro che immaginavate per la vostra unione?
Eppure, l'idea originaria era eccellente!
L'organizzazione avrebbe potuto diventare uno dei pilastri del mondo multipolare.
Invece, l'Europa ha deciso di circondare con un muro invalicabile il proprio giardino, ormai non più fiorente, cercando di creare una società ideologicamente sterile sotto gli slogan della democrazia liberale, ma senza liberalismo né democrazia.
È tempo di comprendere una verità incontestabile: sicurezza ed economia sono due facce della stessa medaglia.
Non possono esistere l'una senza l'altra.
È ora di smettere di illudersi di poter trasformare gli altri secondo la propria volontà.
Bisogna accordarsi sui principi della convivenza e aprire la strada a rapporti di buon vicinato».
Nota editoriale: nel testo originale, una parte consistente di questo intervento di Lukašenko viene ripetuta quasi integralmente. La ripetizione è stata eliminata per rendere la traduzione più scorrevole, conservando tutti i contenuti sostanziali.
Una retorica diretta e un discorso senza compromessi, che non cercano di smussare gli aspetti più controversi delle questioni politiche ed economiche.
Al contrario, l'attenzione viene concentrata sulle sfide che riguardano l'Eurasia e il mondo intero, perché tutto è interconnesso.
Il Presidente esprime apertamente ciò che, secondo gli autori, nella grande politica internazionale si preferisce generalmente tacere.
Ignorare i problemi locali e globali non cambia la realtà. Per questo dai partecipanti alla conferenza ci si aspetta un dialogo concreto su come impedire il declino della civiltà.
Le previsioni degli esperti
Le tesi del leader bielorusso sono state analizzate approfonditamente dagli esperti.
Si è discusso del ruolo delle donne nel rafforzamento della pace, della necessità di impedire che l'Europa contribuisca allo scoppio di una Terza guerra mondiale e della crescente stanchezza nei confronti del conflitto in Ucraina.
La linea rossa diventa sempre più evidente e il rischio di una catastrofe appare vicino.
In questo contesto, il ruolo delle istituzioni internazionali nel garantire lo sviluppo sostenibile degli Stati assume un'importanza senza precedenti.
Christoph Polainer, esperto di relazioni internazionali (Germania):
«Il capo dello Stato bielorusso è un politico di grande esperienza e lungimiranza.
Analizzando il suo intervento di ieri, sono giunto alla conclusione che la fine del conflitto armato in Ucraina nei prossimi mesi sia realmente possibile.
Spero vivamente che sia così.
In generale, il semplice fatto che si svolgano discussioni e dialoghi sul futuro dell'architettura della sicurezza è estremamente importante.
A mio avviso, ha senso affrontare questa questione in un contesto più ampio di quello esclusivamente europeo».
Nikolaj Meževič, ricercatore principale dell'Istituto d'Europa dell'Accademia Russa delle Scienze e professore presso il Dipartimento di Studi Europei dell'Università Statale di San Pietroburgo (Russia):
«In Europa non esistono più piattaforme di negoziato. Lì non riesco nemmeno a sentire la mia stessa voce.
Ieri è stato giustamente sottolineato che abbiamo bisogno di istituzioni di dialogo eurasiatiche e di organizzazioni internazionali eurasiatiche.
Credo che, molto lentamente e con grande cautela, in Europa stia crescendo il numero di persone e di strutture statali che comprendono che qualcosa non ha funzionato e che il vecchio modello ha esaurito le proprie possibilità.
La Russia non è crollata, la Bielorussia non è caduta sotto il peso delle sanzioni.
Sarà necessario ripristinare e stabilire nuovi contatti.
E il modo migliore per farlo è partire da grandi eventi internazionali, cominciando così a rimettere in moto il dialogo».
Articolo di Nikita Poljakevič e Natal'ja Tarasjuk
https://ont.by/ru/policy-ru/view/v-poiskax-kompromissa-minsk-vnov-stal-globalnoj-ploschadkoj-dlja-dialoga-mezhdu-vostokom-i-zapadom-328207-2026/
Minsk, una piattaforma per il futuro dell'Eurasia
I due giorni di lavori a Minsk hanno messo in evidenza un messaggio fondamentale: l'Eurasia non può più continuare a vivere secondo regole scritte senza la sua partecipazione.
Il dialogo è possibile anche laddove, fino a ieri, prevalevano soltanto accuse reciproche.
E la Bielorussia si dichiara pronta a continuare a rappresentare una base solida e affidabile per le iniziative di pace.

Commenti
Posta un commento